Curare le emorroidi con il metodo THD

Sappiamo che sono diversi i modi per trattare le emorroidi. Quando si parla di emorroidi di III e IV grado, è spesso necessario un intervento diretto dello specialista, che può essere di tipo ambulatoriale o di tipo chirurgico.

La differenza essenziale è che queste ultime sono sicuramente più invasive di quelle ambulatoriali, ma sono anche più efficaci. Riescono, infatti, ad avere una maggiore efficacia, in quanto garantiscono quasi sempre una risoluzione del problema, avendo un basso rischio di recidive.

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Tra queste tecniche chirurgiche troviamo il metodo THD, anche chiamato dearterializzazione emorroidaria transanale. In quest’articolo troverete tutto ciò che avete bisogno di sapere su questo metodo, dai vantaggi che esso garantisce alle controindicazioni che comporta.

Il metodo THD per la cura delle emorroidi, la cui elaborazione è stata il frutto di anni di esperienza in sala operatoria e di ricerche attentissime, viene descritto come un metodo all’avanguardia ed efficace per la risoluzione dei problemi legati alla patologia emorroidaria.

Chi ne soffre conosce bene i fastidi che la sintomatologia di questo disturbo comporta: sanguinamento, gonfiore, dolore, prurito, prolasso della mucosa. L’intervento mira a risolvere tutti questi problemi: riduce l’iperafflusso arterioso alle emorroidi e corregge l’eventuale prolasso. Ma andiamo per gradi, iniziando a precisare a chi è consigliato il metodo THD.

Esso è indicato a chi soffre di emorroidi di II, III e anche IV grado, pure in casi di prolasso con sanguinamento. Questo tipo di intervento viene effettuato in una parte priva di terminazioni nervose, andando così ad eliminare il problema principale delle altre metodiche chirurgiche, ovvero il dolore.

Il vantaggio maggiore di questa tipologia di intervento è proprio il fatto che si tratta di una pratica che non fa soffrire il paziente, in quanto rientra nella categoria di chirurgia mini-invasiva. Questa pratica, infatti, non prevede l’asportazione di tessuto, ma comporta  la suturazione dell’arteria rettale superiore. Con questo modus operandi si arriva ad interrompere l’afflusso di sangue alle emorroidi, che di conseguenza si riducono.

Mentre se si agisce in caso di prolasso la mucosa viene riposizionata nella sua sede naturale. Dunque non è un vantaggio da poco: senza né togliere né tagliare i tessuti si riesce a ricostruire la situazione anatomica precedente al problema delle emorroidi.

Ma veniamo ora ad occuparci di tutti gli aspetti di tipo pratico legati all’operazione. Essa viene eseguita in day surgery. Ciò significa che il paziente che deve essere sottoposto ad un intervento con il metodo THD viene dimesso entro 24 ore dal momento del suo ricovero.

Viene sottoposto ad un’anestesia di tipo locale. La tecnica è molto precisa, oltre che sicura, e si serve dell’utilizzo di una sonda Doppler e un anoscopio, così da localizzare con estrema esattezza i rami terminali dell’arteria da suturare. La totale assenza di ferite fa in modo che il dolore sia lieve o inesistente e che i tempi di recupero post-operatori siano brevi, favorendo una ripresa delle normali attività quotidiane (si parla di due o tre giorni).

Ultimi due aspetti sono il rischio recidive e controindicazioni. Il primo è davvero molto basso, mentre quanto alle seconde non sono ancora state trovate, grazie alla mini invasività del metodo.

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