L’emorroidectomia secondo Milligan-Morgan

Quando le emorroidi diventano un problema serio e invalidante, e il prolasso diventa la componente caratteristica della patologia, si rende necessaria per la risoluzione del problema la terapia chirurgica.

La chirurgia delle emorroidi è da sempre stata vista con grande timore dai pazienti, diciamo pure come un vero e proprio incubo, sia per la grandissima intimità della zona colpita che per il dolore che l’intervento comporta. La chirurgia delle emorroidi si divide in due tipi di trattamenti: i trattamenti ambulatoriali e quelli chirurgici. Di norma quelli ambulatoriali sono riservati ai casi più semplici, quindi nei casi di emorroidi fino al secondo grado.

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I trattamenti chirurgici sono più invasivi e sono necessari a partire dai casi di emorroidi di terzo grado. Sono sicuramente più duri da affrontare, ma rispetto a quelli ambulatoriali sono in linea generale anche maggiormente risolutivi, dal momento che hanno meno probabilità di recidive.

Tra le più antiche tecniche di emorroidectomia c’è quella Milligan-Morgan, capostipite degli interventi di emorroidectomia con tecnica aperta. Il nome viene da quello dei due chirurghi inglesi che misero a punto questo tipo di intervento nel lontano 1937. Essi descrissero una tecnica di legatura bassa del gavocciolo emorroidario e ancora oggi la loro tecnica operatoria risulta essere tra le più usate e valide al mondo per la cura radicale delle emorroidi.

Ma cerchiamo di saperne di più. Questo tipo di operazione consiste nella rimozione chirurgica dell’eccesso di tessuto che provoca il sanguinamento o il prolasso. Milligan e Morgan dispongono di lasciare aperte le ferite per favorire una cicatrizzazione spontanea (da qui la definizione di tecnica aperta), distinguendo così questo tipo di emorroidectomia da quella messa a punto dal collega Ferguson, che invece si conclude con la suturazione della ferita. L’intervento di solito dura circa trenta-quaranta minuti, e può essere effettuato con anestesia generale, spinale o locale (sarà il chirurgo ad accordare con il paziente il tipo di anestesia più adatto al caso specifico).

Questo tipo di intervento è indicato a tutti i pazienti che soffrono di emorroidi di III e IV grado, quelli con emorroidi recidive, e quelli che presentano emorroidi di III e IV grado associate a prolasso mucoso del retto o associate a ragade anale. La guarigione è assicurata addirittura nel 95% dei casi, facendo risultare probabilità di recidive davvero molto basse, che potrebbero verificarsi solo nei casi di mancata asportazione. Sia i tempi di degenza che i tempi di recupero sono variabili da paziente a paziente.

Ma in linea di massima si può affermare che la degenza va da un giorno a quattro giorni, mentre il recupero oscilla tra le sei e le tre settimane, dopo le quali il paziente potrà riprendere tranquillamente le sue normali attività quotidiane e la sua routine lavorativa. Prima del recupero, però, c’è il decorso post-operatorio, che è inutile negare non sia doloroso. Il dolore è naturale, visto che si sta pur sempre parlando di un  intervento in una zona estremamente sensibile, che lascia infatti ferite che devono guarire spontaneamente. Il passaggio delle feci sopra di esse, poi, provoca ulteriore dolore. Ma è lo scotto da pagare per liberarsi per sempre del problema emorroidi.

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